Viaggio nell’illusione. 1/2

Cosa potrebbe mai esserci in comune tra un film di Woody Allen del 1991 ed una serie tv prodotta nel 2020? Innanzitutto, prima di porci (e poi rispondere a) tale quesito, dobbiamo chiarire di quale film e serie tv stiamo parlando. Il film in questione è Ombre e Nebbia, prodotto da Allen, come detto, nel 1991 e girato nella città di New York, composto da un cast pluristellare; possiamo trovarvi nomi come: Mia Farrow, John Malkovic, Jodie Foster e, anche, Madonna. Invece, la serie menzionata è Upload (2020), prodotta da Greg Daniels , ambientata negli USA; Daniels è un regista affermato, che ha già prodotto molte serie comiche nel corso della sua carriera, alcune anche famose nel nostro paese (come The Office). La questione è la seguente: provare a fare un viaggio nell’illusione.

W. Allen, Ombre e Nebbia (1991)

Certo, si tratta di due trame completamente diverse, ma pur qualcosa le accomuna; nella loro diversità si rassomigliano. Come solo Allen sa fare, attraverso questo splendido remake di una sua pièce teatrale, composta all’inizio degli anni Sessanta – intitolata Morte – , troviamo anche un chiaro rimando al cinema di Fritz Lang e Ingmar Bergman; qui espone un tema complesso, che da sempre perseguita l’uomo. Di cosa si tratta? Chi è il misterioso soggetto in questione? È l’illusione.


G. Arciboldo, Estate (1572)

Essa, fin dall’antichità è stata al centro di dispute, ricerche, pensieri, ragionamenti. Uno dei tanti campi in cui si riversò, soprattutto nell’antica Grecia, fu proprio nell’arte poetica . Non mancano i rimandi nella storia della filosofia, antica quanto moderna e contemporanea, questo è certo. Nella modernità questo concetto venne preso in considerazione da diversi pensatori; uno dei tanti fu Cartesio, che cercò in tutti modi, tramite l’intuizione del cogito, di scindere ciò che è illusorio da ciò che non lo è. Egli stesso scrisse:

Bisognava necessariamente che io, che lo pensavo, fossi qualcosa. E osservando che questa verità, penso dunque sono, era così salda e certa da non poter vacillare sotto l’urto di tutte le più stravaganti supposizioni degli scettici, giudicai di poterla accettare senza scrupolo come il primo principio della filosofia. (Discorso sul metodo, 1997)

Con queste parole Descartes ci spiega come – almeno egli credette – abbia trovato un modo valido e certo per potere conoscere la realtà a lui, quanto a noi, circostante. Possiamo citarne ancora e ancora di uomini che hanno provato a ricercare questo limes metafisico, distinguendo tra ciò che è da ciò che appare essere in quel determinato modo e momento. Sempre nell’età moderna-contemporanea possiamo trovare autori come: Berkeley, Kant, Schopenhauer, Nietzsche, Freud, Husserl, Wittgenstein, Heidegger; sono solo alcuni nomi di chi ha rivolto la propria indagine a ricercare la differenza tra reale e illusorio, tra falsità e sincerità, tra fenomeno e noumeno, tra sogno e realtà.

M. Navi, Sogni e speranze (2015)

E, giustamente, vi starete domando che cosa c’entra, quindi, Allen e i suoi film in tutto ciò; beh, anche egli ha provato a spiegare (abbastanza bene) il suo modo di vedere le cose. In Ombre e nebbia lo fa attraverso la figura del modesto e pavido impiegato (ebreo come Allen) Kleinman. Questo ultimo, si ritrova, una notte, ad essere svegliato da un gruppo di volontari che pretendendo la partecipazione di Kleinman alla caccia dell’assassino. Assassino? Si, esatto. In una misteriosa città europea, si aggira un altrettanto misterioso omicida che uccide le sue vittime strangolandoli. Si tratta di gente comune, onesta o disonesta poco importa, uccide chiunque li passi sotto tiro. Dunque, dicevamo, Kleinman -interpretato da Allen stesso- si ritrova complice di questa “ricerca”. Quando però scende in strada, per iniziare questa frenetica caccia all’uomo, si ritrova da solo. Gli altri sembra si siano allontanati, senza lasciargli alcuna indicazione sul da farsi.

Nel frattempo, un gruppo circense si accampa in città; al suo interno ci lavora Paul, un clown semi fallito, che cerca di tirare avanti nella vita facendo “ridere” la gente. Questo suo fallimento si mostra nel momento in cui egli stesso rimane deluso dal pubblico durante un’esibizione. Per sfogarsi di tutto ciò se la prende con la compagna Irmy, anche ella membro del circo come mangiatrice di spade. Irmy desidera tanto sposarsi e creare una famiglia con il clown Paul. Ma l’uomo non ne vuole sentire ragione e, indispettito, si lascia andare fra le braccia dell’acrobata Marie. Scoprendo il misfatto Irmy, dopo aver fatto una scenata di fronte a due presunti amanti, decide di abbandonare a malincuore il circo. Nel frattempo, il nostro Kleiman si aggirava nelle strade tenebrose della città; per trovar riparo decidere di rifugiarsi nel laboratorio del Dottore. Ivi lo ritrova intento a sezionare cadaveri. Il Dottore, offrendo un bicchierino al suo ospite, decide di confidargli di voler esaminare il cervello del Mostro, convinto di poter trovare l’origine del male -pensandolo quindi come qualcosa di fisiologico.

Irmy giungendo in città incontra una generosa prostituta che, infine, decide di ospitarla nel suo bordello. Qui Irmy farà la conoscenza di Jack, uno studente che rimane ammaliato dalla sua bellezza. Per averla una sola notte arriva ad offrire, addirittura, 700 dollari. Si tratta di una somma non irrilevante, visto che siamo negli anni ’20 del ‘900; difatti, alla fine della trattazione, Irmy accetta. I due trascorreranno una notte indimenticabile -soprattutto lui.

W. Allen, Ombre e nebbia (1991)

Irmy il giorno seguente abbandona la casa e si riversa nuovamente tra le grigie strade della città. Beccata da un gruppo di poliziotti viene arrestata e condotta in caserma a spiegare come avesse ottenuto quella bella somma di denaro -alla fine con 50 dollari i poliziotti si appartarono. Apprendendo dello strangolamento del Dottore e del ritrovamento del bicchierino con le proprie impronte, Kleinman decide di andare in centrale per discutere col capo della polizia del Mostro e, soprattutto, per recuperare il medesimo bicchiere; è così che si ritrova a fare la conoscenza di Irmy. Ben presto, ironicamente -come spesso avviene nei film di Allen- i sospetti ricadono proprio su di lui, e così la sua notte diventa una grottesca e surreale successione di eventi dove si trova a doversi difendere dall’isteria della gente della città. Camminando fra la nebbia, Irmy fa amicizia con Kleinman che è stato anche licenziato dal suo capo (e tormento), signor Paulsen.

Paul, nel frattanto, pentito di quello che ha fatto alla povera Irmy decide di andare alla sua ricerca; molto casualmente incontra e fa la conoscenza di Jack -lo studente ammaliato, ricordate?- dal quale apprende dell’avventura avuta con la mangiatrice di spade. Beffato dal destino, come si evidenza da questo bizzarro incontro, Paul rincontra la sua amata. Poco dopo il Mostro si rifà vivo uccidendo una miserevole mamma, e i due circensi uniti come prima, o forse di più, decidono di tenere la piccola pargoletta appena rimasta orfana. Ed è così che il sogno di Irmy, ossia di avere figli ed una famiglia si realizza. I due ritornano felici e in compagnia al circo, ma il mistero continua. Sarà proprio Kleinman a salvare Irmy dall’intento omicida dello strangolatore, palesatosi adesso anche nel circo. Lottando con questo ultimo riesce ad averne la meglio grazie anche all’intervento del mago Armstroff. Alla fine, il Mostro svanisce nel nulla – e se non fosse mai esistito?-, e Kleinman la scampa fuggendo addirittura con il circo, dove farà da assistente al prestigiatore Armstroff, il suo idolo (Kleinman si dilettava anche con giochi di prestigio). Non finisce qui, vi basta fare un click per continuare questo nostro metaforico viaggio nell’illusione.

W. Allen, Ombre e nebbia (1991)

TO BE CONTINUED…  

Riferimenti bibliografici:

  • Abbagnano, Nicola, Fornero, Giovanni. 2009. La filosofia. Varese: Paravia.
  • Descartes, René. 1997. Discorso sul metodo. Roma-Bari: Laterza.
  • Pirandello, Luigi. 2014. Uno, nessuno e centomila. Torino: Einaudi.
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Partendo dal presupposto: "so di non sapere", imposto tutta la mia ricerca verso l'ignoto. Studente presso l'Università degli studi di Catania, iscritto al corso di filosofia, mi diletto anche scrivendo articoli per il mondo di internet e di Eticamente.

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