Smiths

The Smiths /2: tra l’adesso e l’attesa dell’adesso

The Smiths hanno spesso offerto riflessioni sul tema del tempo, dell’adesso e dell’attesa (si veda per esempio l’altro contributo su The Smiths /1). Il capolavoro di Marr, più che di Morrissey, specialmente per la celebre oscillating guitar e l’effetto tremolo. Ma leggendo il suo libro preferito, Popcorn Venus, di Marjorie Rosen, Morrissey s’imbatté in questa domanda: How soon is now?

Jeff Buckley raccontò di esser rimasto assolutamente incantato quando gli capitò di ascoltare la canzone. Era a Hollywood, nel 1984, stava mangiando del cibo scadente condito con del ketchup perché non aveva soldi, quando passò in tv il video della canzone. Rimase sbalordito da quello che aveva appena sentito.

Un testo sulla maledetta timidezza, sulla solitudine non desiderata e sul bisogno di essere amati, di essere semplicemente umani: “I am Human and I need to be Loved // Just like everybody else does”.

E la difficoltà, come quella di andare ad un appuntamento dopo averlo lungamente sognato e immaginato e desiderato; o di muovere gli ultimi passi prima di incontrare qualcuno che si desidera o si spera di desiderare e si calpestano i gradini nervosamente come fossero pezzi di cuore da mettere a tacere, chiusi in un cassetto, al riparo da ogni possibile sguardo, pesante come i macigni che ci circondano ad ogni “ciao, posso chiederti una cosa?”, pronti a schiacciarci.

“There’s a club if you’d like to go // You could meet somebody who really loves you // So you go and you stand on your own // And you leave on your own // And you go home and you cry // And you want to die”

E allora finisce che resti in disparte e solo ed eviti macigni e vita. Perché tu vuoi, maledettamente. E senti che accadrà. Adesso. Ma, invece, continua a non accadere. E aspetti un adesso che non arriva mai.

“Quando dici che accadrà Adesso
Quando intendi esattamente?”

Che cos’è adesso? Anzi, quand’è adesso? Tra quanto tempo è adesso? Ci vuole molto perché sia adesso, perché accada quello che dici che accadrà adesso? Il presente, l’adesso, non è che la sospensione angosciosa che separa ciò che speri che accada dalla consapevolezza che non accadrà più. Dominare l’adesso significa infine giungere a dilatare la temporalità, ponendosi in un limbo che non è non-più e non è non-ancora: è l’attesa di una epifania, anzi è l’attesa, l’apertura al tutto che ogni attesa porta con sé come dono magico e folle, possibilità di grandi opportunità e di miseria e morte. Attendere è forse il momento della sospensione, quindi della purezza, come una epoché temporale, che non si vuole contaminare della nostalgia della memoria, né si presta alle facili illusioni di una immaginazione futuribile.

Allora, ecco il dono dell’attesa; come dire, l’attesa del piacere è essa stessa il piacere. Del resto, l’attesa può durare un attimo o tutta un’eternità, come Pietro Abelardo con Eloisa o come Rilke con Lou Salomé. E per capire quando l’attesa finirà, quando sarà finalmente giunto il dominio dell’adesso, basta solo attendere. O domandarsi How Soon Is Now?

Author profile

Fondatore di Etica-mente. Ricercatore di Filosofia Morale presso l'Università di Catania. Direttore del Laboratorio di Etica e Informazione Filosofica e Chief Examiner per l'IBO. Si occupa di Etica Contemporanea, Etiche Applicate e Antropologia Filosofica.

3 Replies to “The Smiths /2: tra l’adesso e l’attesa dell’adesso”

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